Roselle

Roselle è una frazione del comune di Grosseto.
Situata a circa 4 km a nord-est del centro cittadino, la frazione si presenta come un moderno centro abitato, che si è sviluppato principalmente negli ultimi due secoli nelle vicinanze dell’Area archeologica di Roselle, dove sorgeva l’omonima città etrusca, romana e medievale, il cui abbandono fu graduale e parallelo all’emergere del nuovo centro di Grosseto, che ereditò la sede vescovile rosellana nel 1138.

Monumenti e luoghi d’interesse

Le Mura di Roselle costituiscono il sistema difensivo dell’antica città situata nella parte nord-orientale del territorio comunale di Grosseto.

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La cinta muraria fu costruita dagli Etruschi tra il VII e il VI secolo a.C., a protezione della città di Roselle, che all’epoca risultava una delle principali dell’Etruria, sia per importanza strategica che per gli scambi commerciali con altre città dell’area.
La parte più antica delle mura si sviluppa tra il lato settentrionale e quello orientale, mentre la parte opposta fu completata per ultima.
In epoca romana le mura non subirono interventi di ristrutturazione o modifica, in quanto la città andò espandendosi all’esterno della preesistente cerchia.
Nonostante il precoce abbandono di Roselle in epoca medievale, la cerchia muraria è giunta ben conservata fino ai giorni nostri.
Le Mura di Roselle, definibili mura ciclopiche per gli elementi stilistici, si sviluppano articolandosi lungo un perimetro superiore ai tre chilometri.
Nel complesso, la cerchia si presenta quasi del tutto intatta, con altezze medie attorno ai sette metri, racchiudendo quasi interamente l’area di origine etrusca della città, mentre la parte romana fu costruita prevalentemente all’esterno delle mura perimetrali.
La cortina muraria è costituita da una serie di blocchi poligonali di pietra, che poggiano l’uno sopra l’altro ricordando per certi versi il sistema difensivo della città di Tirinto. Lungo le mura perimetrali sono visibili i resti di alcune porte di accesso, oltre ad una pregevole postierla di epoca arcaica.

Il Tino di Moscona è una fortificazione situata sulla cima dell’omonimo poggio, la prima propaggine collinare che si innalza a nord-est di Grosseto e domina l’area archeologica della città etrusco-romana di Roselle.L’area dove sorge il complesso era già abitata in epoca villanoviana, come testimoniano i numerosi reperti venuti alla luce nella zona attorno alla fortificazione.

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Il sito venne probabilmente sfruttato anche dagli Etruschi ed in seguito anche i Romani lo utilizzarono come insediamento abitativo, come dimostrano i resti di una cisterna per la raccolta dell’acqua di tale epoca.
In epoca medievale vennero costruiti l’imponente cinta muraria di forma circolare e gli attigui fabbricati, dei quali rimangono alcuni resti. La fortificazione costituiva un’opera strategica, a seguito delle ripetute invasioni barbariche a cui fu sottoposta la sottostante città di Roselle nel periodo altomedievale.
Il complesso continuò ad essere abitato anche dopo la fondazione di Grosseto. Inoltre, secondo alcuni documenti di epoca medievale, in questo luogo doveva essere ricostruita la città di Grosseto dopo il completo abbandono di Roselle; tuttavia, questo progetto studiato, dagli Aldobrandeschi, non fu mai portato a termine, poiché i Senesi riuscirono ad espugnare l’insediamento fortificato che, fino ad allora, appariva più sicuro della città di Grosseto.
Dopo l’assedio vincente dei Senesi, il Tino di Moscona fu gradualmente abbandonato ed andò incontro ad un lunghissimo periodo di degrado, conclusosi soltanto con i recenti restauri, ultimati nel 2005, che hanno riportato agli antichi splendori i resti dell’antica fortificazione.
Il Tino di Moscona si presenta come un’imponente fortificazione a pianta circolare, con strutture murarie rivestite in pietra; vi si accede attraverso due distinte porte di ingresso.
All’interno della struttura, nell’area delimitata dalla cerchia muraria, si sono ben conservati un vano sotterraneo e i resti di un’antica cisterna di epoca romana, mentre sul lato ad est della fortificazione sono visibili i resti di un abitato medievale.
In questa zona sono inoltre venuti alla luce alcuni reperti villanoviani, tra i quali spiccano oggetti di oreficeria custoditi in vasi cinerari.

L’ Area archeologica di Roselle comprende i resti dell’antica città di Roselle (Rusellae per i Romani), le cui origini sono etrusche.
Situata a 10 km da Grosseto, nel punto di passaggio tra la Valle dell’Ombrone e la Maremma grossetana, Roselle è una delle lucumonie meglio conservate della zona dell’Etruria centrale; situata sulla riva dell’antico lago Prile, Roselle è oggi una delle zone archeologiche più interessanti d’Italia.

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La sovrapposizione di edifici e mura appartenenti alle civltà Villanoviana, Etrusca e poi Romana rende questa città un interessante spaccato del graduale passaggio comune a tutte le città di questo territorio, la scoperta di vasi attici a figure rosse fa pensare ad un intenso commercio con la Grecia e le colonie greche dell’Italia meridionale.
Fondata nel VII secolo a.C., Roselle è una città costiera sull’antico lago di Prile importante per la pesca e per il commercio con le città etrusche dell’interno. Viene citata da Dionigi di Alicarnasso fra le città che portarono aiuto ai Latini nella guerra contro Tarquinio Prisco. Una delle maggiori città etrusche della zona Roselle si sviluppò a danno delle lucumonie vicine in particolare Vetulonia, fino ad allora la città etrusca più importante della Maremma.
Nel 294 a.C. fu invasa dalla preponderante forza di Roma che ampliò e abbellì la città con terme, ville ed un anfiteatro fra i meglio conservati della zona. Sotto l’Impero Roselle era divenuta municipio romano e poi Augusto la trasformò in colonia.
In questo periodo sorsero i più importanti monumenti come il Foro e la Basilica, un sistema di raccoglimento delle acque piovane e naturalmente un edificio termale.
Nel VI secolo fu invasa dai barbari e Roselle perse il suo primato, poi seguì la decadenza della Maremma divenuta nel Medioevo, a causa dell’avanzamento delle terre alla foce del fiume Ombrone, una laguna e poi una pianura malsana e flagellata dalla malaria e Roselle fu praticamente abbandonata fino alla bonifica della zona ad opera di Pietro Leopoldo alla fine del ’700.
Negli anni ’50 Roselle fu riportata alla luce in tutta la sua interezza da una lunga campagna di scavi.